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I CONTENUTI

del numero 15

  • Il Macchi M.416 per i nuovi piloti militari

  • Speciale Desert Storm - Operation Granby

  • Chuck Yeager

  • Stuka italiani nel deserto

  • Base Tuono

  • Un'Aquila chiamata Opus

  • Junkers F 13

IN EDICOLA

Aerofan nr. 15

aerofan

il numero 15

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la rivista

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35 mm

la cineteca di aerofan

chuck yeager

infrange la barriera

del suono

chuck yeager

supersonico a 89 anni

operation granby

1991

BEFORE FLIGHT - 15

Fino all’invenzione della fotografia, avvenuta grosso modo a metà dell’800, la conservazione della memoria era affidata alle arti figurative della pittura, alla plasticità della scultura e, ovviamente, alla carta stampata sotto forma di racconti, testimonianze, resoconti, ecc... Tutti i mezzi sopra citati peccavano di affidabilità e precisione, essendo la realtà delle cose filtrata dalla mano dell’artista o dello scrittore che inevitabilmente ci metteva del suo nell’interpretazione dei fatti.
La fotografia, invece, apparve subito come il mezzo ideale per non distorcere mai più la realtà, per tramandare i fatti esattamente così come erano accaduti, senza nulla togliere. Proprio grazie alla “garanzia di autenticità” intrinseca nell’immagine fotografica, i fotografi di tutte le epoche hanno approfittato di questo aspetto per produrre... falsi fotografici!
In aviazione il falso più inflazionato riguarda gli aerei fotografati a terra e poi messi in volo artificialmente, un modus operandi molto in auge almeno fino agli anni ‘40, che pian piano ha perso di importanza di pari passo con l’evoluzione degli apparecchi fotografici e dei supporti sensibili (fotografare un aeroplano in volo stando a bordo di un altro aeroplano, utilizzando un apparecchio grosso come un’arnia, con tempi di scatto di mezzo secondo e lastre in vetro di 20x25 cm era un’impresa ai limiti del sovrumano).
Con il passare degli anni, quindi, il falso fotografico in aviazione ha preso altre strade, riguardanti soprattutto la riproduzione postuma di eventi dei quali non esistevano fotografie originali, anche se in questo caso più che di falsi veri e propri si tratta di immagini costruite ad arte. La letteratura in proposito potrebbe occupare tranquillamente le pagine di un libro (libro? Perché no...), e parliamo solo del periodo “analogico” della fotografia, che si è più o meno concluso all’inizio del 2000 con l’arrivo del digitale. Da quel momento in poi, manipolare le immagini non è più l’eccezione ma la regola, al punto che il confine tra falso e creatività è diventato sempre più sottile e oggi parlare di “falso” in fotografia è perfino un po’ anacronistico.
Queste considerazioni sono state ispirate da alcune fotografie “sospette” presenti nella rivista, non solo in questo numero, e da decine di immagini che ogni giorno scopriamo o riscopriamo e che, guardandole attentamente, ogni volta portano nuovi dubbi sulla loro autenticità. 
A volte il “trucco” è facile da scoprire, ma altre volte occorre guardare dove gli occhi non vedono per scoprire l’inganno, e a volte non si vede comunque. L’abbinamento definitivamente fuorviante poi, è l’accoppiata fotografia/didascalia, dove la seconda detta legge su tutti i principi fisici dell’Universo: se la didascalia afferma una certa cosa, dev’essere senz’altro così!
Provate a guardare con attenzione le foto di pagina 47 e 49, oppure quelle di pagina 5 e 12 della Minimono sull’F 13, perché lì qualcosa non torna. Forse...  
Che altro dire? Abbiate sempre dubbi, e non abbiate mai dubbi solo... sul Rock ‘n Roll!

Buona lettura e ricordate: volare è impossibile!

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